GENERAL PLANNING team isplora intervista

General Planning: il progetto "chiavi in mano"

Architetti

La nostra intervista all'ing. Giuseppe Monti e all'architetto Francesco Prennushi di General Planning, storica società di progettazione

General Planning è una società attiva da più di cinquant’anni nell'ambito dell'architettura, dell'ingegneria e della consulenza, e tutt’oggi siete una società in piena espansione. Vorremmo capire la cronistoria di General Planning, dalla fondazione fino ad oggi. Come si struttura oggi e come si è organizzata nel tempo? Quali gli ambiti e le metodologie di lavoro?

GM: General Planning è tra le società di ingegneria e architettura più vecchie d'Italia: compie, quest'anno, 50 anni. Nasce dallo studio di architettura dell'architetto Fritz, il quale negli anni ‘60 era l'interlocutore fiduciario di numerose aziende multinazionali, localizzate soprattutto nell’area della Svizzera tedesca, che avevano intenzione di fare i loro primi investimenti in Italia.

Parliamo di aziende come Roche, Bayer, Sandoz o altre, che già allora chiedevano all'architetto Fritz un tipo di progettazione che oggi potremmo chiamare "chiavi in mano", ovvero una progettazione integrata e coordinata che seguisse standard internazionali e fosse gestita secondo la logica del project management. Parliamo quindi di progettazione integrata coordinata, standard internazionali e project management, un nuovo modo di lavorare già sviluppato in Svizzera, ma in Italia certamente sconosciuto.

Così, dopo i primi anni di attività in questo senso, nel 1970 il nome dello studio di architettura viene cambiato in General Planning, società di ingegneria, il cui sviluppo negli anni è stato caratterizzato dal raggruppamento al suo interno tutte le professionalità specialistiche necessarie. General Planning si è infatti sempre proposta come interlocutore fiduciario del cliente, responsabile di gestire tempi, costi e qualità del progetto secondo metodi di progettazione integrata e coordinata. 

Successivamente, tra 1973 e il 1980, General Planning ha avuto uno sviluppo a livello internazionale nel settore ospedaliero partecipando e collaborando alla realizzazione di una serie di ospedali in Medio Oriente, Arabia Saudita ed Emirati Arabi

Abbiamo realizzato ospedali a Tabuk, Hail e Najran in Arabia Saudita, e un ospedale materno-infantile a Gibuti. Abbiamo dunque sviluppato, negli anni, tutta una serie di progetti, anche di considerevole entità, come siti industriali complessi e completi di tutte le loro parti: industriale, servizi, uffici e così via. 



Abbiamo inoltre partecipato allo sviluppo dell’OICE (Associazione delle Organizzazioni di ingegneria di architettura e di consulenza tecnico-economica). Una nostra peculiarità è che mediamente all'interno del fatturato annuale abbiamo un 80% di returning clients: i nostri clienti che sono clienti nel 1965, sono ancora clienti oggi. 

Quindi ciò che sta molto a cuore a General Planning è, in qualche modo, il rapporto privilegiato con il cliente.

GM: La mission di General Planning è quella di essere l'interlocutore responsabile dell'intero progetto a partire dallo studio di fattibilità, quindi di assistenza al cliente in tutte le fasi. Gli obbiettivi della General Planning coincidono con quelli del cliente, e il progetto è sempre finalizzato a produrre la qualità necessaria per ottenere una client satisfaction assoluta

La metodologia che utilizziamo è basata sul sistema del project management e della progettazione integrata. I benefici per il cliente sono l’assicurazione del raggiungimento dei goal prefissati in termini di tempi, costi e qualità e un continuo monitoraggio di costi sia al livello di progetto che di realizzazione, attraverso specifiche attività di value engineering e di controllo costi e della qualità della realizzazione

Il lavorato della General Planning si è sviluppato nel tempo, e possiamo affermare che dal 2012 ad oggi abbiamo avuto un fatturato variabile tra 4 milioni e mezzo e 6 milioni per le attività di consulenza. Per il 2019 abbiamo una previsione di incremento ulteriore: il target è un forecast intorno agli 8 milioni di fatturato.

Arch. Francesco Prennushi: Nel corso degli anni si è consolidato un lavoro di tipo “sartoriale”, dove in ambito industriale significa saper leggere le esigenze del cliente e di tutte quelle strutture operative che operano sul campo o sui processi, per individuare soluzioni che rendano concreti i progetti di produzione, di trasformazione e i nuovi interventi.

Una caratteristica del nostro approccio è quella di farsi carico della stessa mission del cliente: questo è un elemento fortemente caratterizzante e apprezzato, sia a livello alto, in quello che può essere un rapporto di commesse e di contratto, ma soprattutto anche dalle figure operative che operano nel campo e cercano collaboratori e consulenti che lavorino in team.

È molto bella la metafora del lavoro sartoriale all’interno di una società di consulenza di ingegneria ed architettura.  Negli ultimi 15 anni oltre ai clienti storici (appartenenti all’ambito farmaceutico e medico) si è andato ad aggiungere qualche ulteriore canale specifico?

GM: Abbiamo sviluppato altre competenze sulle quali siamo dei player abbastanza riconosciuti: dal 1993/4 lavoriamo anche nel settore del real estate. Possiamo annoverare tra questi Generali, Antirion, Coima, Allianz, Milanofiori sviluppo, ed altri

Abbiamo avuto quindi modo di lavorare su molti edifici importanti a Milano, a partire dalla Torre Unicredit, dove abbiamo fatto la direzione lavori di facciata e architettura, o gli edifici in Via Turati dove attualmente risiede la Deutsche Bank, l'edificio della Nestlé e l’edificio di Group M a Milanofiori, l'edificio di AXA in Garibaldi o l'edificio Ernst&Young in via Meravigli



Attualmente, abbiamo in corso altre realizzazioni molto importanti, tra cui dei luxury hotels in centro a Milano o un edificio denominato The Edge, che comporta la trasformazione dell'ex Hotel Executive in edificio per uffici.

FP: Se da un lato si è verificata l’introduzione forte di un nuovo tipo di clientela legata al mercato del real estate, dall'altro si è affermata una natura di General Planning anche a supporto di progettisti ed architetti. 

Lavoriamo, infatti, fianco a fianco con altri progettisti incaricati del progetto architettonico, fornendo loro una struttura di pianificazione, controllo e sviluppo tecnico integrato che accompagna l’avanzamento del progetto. 

GM: Abbiamo insomma una duplice veste: siamo player completo del progetto e player fiduciario del cliente. Questo si può osservare negli edifici come la sede di Generali in via Vespucci, la Sede della ING Direct in Fulvio Testi, la sede della Boston Consulting in via Foscolo con il suo progetto di recupero, o sviluppo del centro di Segrate, la sede di Milanofiori, Covestro di Filago e tutta una serie di interventi. 

Ogni settore necessita di una serie di competenze specifiche, di professionalità molto ampie: come agite nei diversi ambiti, come nel caso degli interventi sul tessuto storico o del recupero degli edifici? 

FP: Uno degli ambiti di eccellenza di General Planning è il laboratorio di ricerca, dove per metodologie, regole di progettazione e controllo dei risultati sono richiesti una specializzazione e un livello di competenze molto elevati.  

Gli interventi sul tessuto storico, incentrati sul recupero di beni architettonici, richiedono necessariamente una serie di competenze più specializzate. Oltre alla nostra competenza tecnica a livello civile, la nostra caratteristica è la versatilità: la capacità è anche quella di individuare dei partner specialisti ad altri livelli che poi riescono ad accompagnare le parti autorizzative, le fasi realizzative e le scelte tecniche.

GM: Sintetizzando, i settori principali in cui operiamo sono: gli uffici headquarters; il settore hi-tech, dove inseriamo la parte di laboratori di ricerca; il settore farmaceutico, dove siamo tra i primi interlocutori in Italia delle aziende farmaceutiche per la realizzazione dei loro progetti; il settore commercio-industrie, che raggruppa tutto quello che sono gli altri settori specifici industriali non farmaceutici; l’healthcare-sanità e il settore residenziale pubblico

Visto che abbiamo citato più volte la questione uffici, vi chiederei di parlarci del progetto per gli Headquarters di Covestro. In questo caso, quali erano le richieste del cliente? Quale è stato il vostro approccio, quali le vostre risposte, quali i servizi offerti? Successivamente, andrei nel dettaglio di alcune soluzioni interessanti, soprattutto nell'ottica di innovazione dello spazio del lavoro: non è solo dare l'immagine all'azienda, ma anche proporre uno spazio di lavoro diverso. 



FP: Covestro è una multinazionale molto importante: si tratta di una spin-off di Bayer nel mondo dei polimeri, che ha il suo stabilimento di produzione a Filago, in provincia di Bergamo. Conosciamo questo contesto Bergamasco da molti anni, dacché il primo insediamento Bayer in Italia è stato proprio a Filago.

C'è un fil rouge che ci collega al returning client, seppur sotto una veste diversa. Covestro ha avviato un iter importante per concentrare nel sito industriale tutta la parte di direzione e gestione, unendo uffici già presenti all'interno dello stabilimento in alcuni edifici storici con funzioni e staff che erano invece localizzati a Milano. 

Una sfida particolare posta dal cliente rispetto al progetto è stata quella di creare un luogo di identità e rappresentanza che facesse superare quelle che sono comprensibilmente delle difficoltà per lo staff nel passaggio da Milano alla provincia. L’azienda ha infatti chiesto che il progetto che diventasse strumento di feeling e motivazione aziendale, riprendendo i valori promossi dalla multinazionale - curiosità, coraggio e colore - e introducendo una serie di soluzioni tecniche e progettuali che rispecchiassero questi valori. 

È nato quindi un progetto improntato sulla trasparenza e sulla possibilità di poter controllare luce naturale, luce artificiale, e dove comfort termico, acustico e visivo nascono da una situazione ambientale generale. Il concetto di sostenibilità diventa quindi una linea guida nelle sue diverse accezioni: viene intesa come attenzione alla persona nell’ambito di scelte tecniche e di performance dell’edificio, ma anche in termini di sostenibilità economica. 

Un altro fattore decisivo è la scelta di dare la precedenza a una serie di regole tipiche di un insediamento produttivo, industriale, che sono prioritarie rispetto al mercato del real estate

L'edificio headquarters è "nascosto" rispetto a quelli che sono gli assi della viabilità principale. La nuova sede è infatti visibile dall'autostrada, ma in realtà rispetto a quello che è il flusso di ingresso allo stabilimento si trova in una posizione quasi di fondo.

Entrando nello specifico, come avete strutturato l’edificio progettato per Covestro?

FP: L'edificio è composto da due parti: una parte di recupero dell'esistente e una parte di nuova realizzazione. In fase di fattibilità è stata analizzata l'ipotesi di demolire l'esistente e ricostruire completamente un edificio nuovo, ma uno dei driver di sostenibilità è stata l’attenzione verso l’idea del riuso. Quindi, si è deciso di lavorare sull’esistente e riqualificarlo da un punto di vista energetico, sia sui sistemi impiantistici che sull’involucro edilizio, dandogli una nuova funzione. 

Infatti, quelli che prima erano magazzini e spazi di produzione oggi sono il forum, un luogo di incontro dell’azienda, un luogo di formazione dove vanno le scuole per delle sessioni di visita e conoscenza del mondo dei polimeri.

L’edificio, con strutture prefabbricate di grande luce, si collega con il nuovo fabbricato attraverso un corridoio vetrato a doppia altezza, molto scenografico e luminoso, marcando un’impostazione del progetto caratterizzata da due direttrici ortogonali che, nello sviluppo del progetto, sono state chiamate cardo e decumano



Lo spazio del cardo rappresenta l’unione tra l’edificio esistente e il nuovo che, per le caratteristiche geometriche, è dinamico nelle viste, nell’attraversamento della luce, nella gestione dei flussi di ingresso che convergono tutti in questo spazio. È un asse che si innesta sull’edificio per uffici, strutturato come un corpo triplo con una spina centrale di servizi e spazi laterali con il favore dell’illuminazione naturale. Un concetto di progettazione rigoroso e geometrico, formalmente molto pulito, con pochi materiali ma ben calibrati.

Il disegno degli spazi interni ha combinato le caratteristiche di sostenibilità dell'edificio - in termini di gestione della luce, gestione del clima, in termini di elevati livelli di isolamento con l'esterno ed alta efficienza di tutti i sistemi impiantistici - con le tematiche di flessibilità e configurabilità degli spazi, e con un gran lavoro fatto sul tema della luce naturale.

In particolare, le facciate sono trattate in modo differenziato in relazione all'esposizione: le facciate più delicate, quindi i fronti sud ed ovest, sono stati gestiti con l'inserimento di elementi frangisole, riducendo le superfici vetrate e quindi esposte al calore dell'irraggiamento; allo stesso tempo le facciate nord sono state aperte maggiormente, utilizzando ovviamente vetrate altamente performanti per captare e portare luce naturale. Un lavoro sviluppato con Schüco e con Gualini, utilizzando diversi sistemi di facciate continue.

Percepire il benessere senza accorgersi da dove venga: questo è stato l’indirizzo alla base delle scelte tecniche.

L’esperienza di Covestro nell’ambito dei polimeri è rientrata in qualche modo nella realizzazione?

FP: C'è stato un utilizzo abbastanza distribuito sia su elementi di Hardware non visibili, soprattutto nel mondo delle coibentazioni, isolamenti o simili, sia su elementi Software come l’arredo. Perciò, le applicazioni variano dagli isolamenti alle casse dei corpi illuminanti, dalle maschere alle placche dell'impianto elettrico, da prodotti di MAPEI agli elementi tipici di arredo, soprattutto negli imbottiti.



Oltre alla questione della sostenibilità altro tema fondamentale è stato il tempo…

FP: Cruciale è stata la sostenibilità in termini di tempistiche. In particolare, il nuovo edificio è stato realizzato con un sistema costruttivo molto particolare che combina acciaio e calcestruzzo, che consente di creare il telaio strutturale in acciaio e poi di riempirlo in calcestruzzo, andando a realizzare contestualmente le strutture in verticale e in orizzontale. Questa scelta ha permesso di costruire la struttura di questo edificio in tempi incredibilmente brevi.

L’altro aspetto importante è l’aver sviluppato questo progetto con un approccio BIM, integrando cioè durante tutta la fase di progettazione le specialità, con un coordinamento intrinseco del sistema tra architettura, struttura e impianti. Anche negli output ottenuti a completamento progetto in termini di as-built, questo approccio permette oggi a Covestro di avere in mano un sistema di controllo e gestione manutentiva dell'edificio estremamente efficaceÈ stato dunque un cantiere velocissimo: in dodici mesi l'edificio è stato completato. 

Passando ad una altro progetto, al Pontificio Istituto Missioni Estere (PIME), quali sono stati gli aspetti peculiari e quale è stato il vostro ruolo?

FP: Il progetto del PIME è completamente diverso dai progetti precedentemente descritti. Torniamo nell'ambito del restauro, dell'intervento sul patrimonio esistente – in questo caso vincolato, e quindi con un grado di sensibilità molto alto sia sull’iter procedurale di autorizzazione da parte della Soprintendenza che sulle specifiche tecniche e di realizzazione. Si tratta, anche in questo caso, di un returning client: qualche anno fa abbiamo realizzato l'istituto auxologico, un ambulatorio di eccellenza che oggi è punto di riferimento per la città. 

Il tema di questa seconda opportunità con il PIME era la riqualificazione della Casa Madre, l’edificio principale, inserendo un programma molto eterogeneo incentrato soprattutto sulle residenze per i missionari “in pensione,” ritirati dalla militanza all'estero, ma che integrasse anche degli spazi per uffici, una sala conferenze, uno spazio museo e uno spazio negozio.

Si tratta di situazioni interessanti nelle quali il PIME racconta quello che accade nelle loro missioni. Il museo, fatto di oggetti donati o raccolti in tutti i paesi del mondo e che fornisce una fotografia formidabile della cultura Cattolica nelle regioni più remote. Di contro, il negozio è una attività commerciale, ma si fa anche luogo di mediazione culturale: si possono trovare prodotti che sono la fotografia di luoghi e tradizioni lontane.

Dal punto di vista della realizzazione, i temi sono stati quelli di una sensibilità ed attenzione sulla parte residenziale, quindi sul comfort e il disegno delle camere, ma soprattutto su un elemento che è stato per un po’ la chiave del progetto: una riqualificazione e un ridisegno degli spazi esterni, con la possibilità di rendere fruibile tutto il portico che dà sulla corte interna attraverso l’inserimento di alcune vetrate. Lo spazio è reso in questo modo fruibile, pur essendo uno spazio aperto e non condizionato diventa uno spazio protetto di socialità molto importante.

Discorso simile è stato messo in atto con il recupero degli spazi inferiori, dove gli scavi hanno permesso di valorizzare spazi della Casa Madre molto suggestivi, interni voltati, che oggi sono diventati spazi fruibili. Una proposta sempre rispettosa dei vincoli e degli obiettivi di recupero.



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