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ArchiTALKS #11: Migliore+Servetto

Architetti

Architetti, progettisti di comportamenti

Il nuovo ArchiTALKS di Isplora ci porta all’interno di un cortile stranamente tranquillo, isolato dal trambusto della città, dove le case di ringhiera e i panni stessi si affiancano ad atelier creativi e scuole di cucina, alla scoperta delle figure degli architetti Ico Migliore e Mara Servetto, soci fondatori dello studio milanese Migliore+Servetto Architects.

La lezione muove dalle loro radici torinesi, dal racconto delle loro famiglie e della loro città, con il suo disegno rigoroso e una scena artistica ricca di stimoli eterogenei e multidisciplinari. L’incontro tra i due soci fondatori si affianca così all’incontro con i loro riferimenti, che spaziano dall’arte, al cinema, al teatro e alla letteratura; decisivo è però soprattutto l’incontro tra le mura del Politecnico di Torino con il loro mentore, l’architetto Achille Castiglioni

Sicuramente l'incontro con Achille Castiglioni è stato per noi rivelatore, nel senso che ha cambiato completamente il nostro modo di pensare al progetto: […] per primo ci diceva “Devi disegnare comportamenti: non disegniamo oggetti, disegniamo le cose che succedono intorno agli oggetti.” […] Le sue lezioni a Torino poi, erano un evento dall’eco dirompente. Al bellissimo Castello del Valentino, in affaccio sul fiume Po, la sua aula era in cima a una torretta […] e gli studenti arrivavano ore prima per prendere le posizioni in aula, poi tutti si sedevano sui gradini fino a scendere giù, sentendo quel che si riusciva a sentire e installavano qualche altoparlante, ma non si vedeva niente…Ciononostante si faceva di tutto pur di essere partecipi di queste lezioni così inusuali, così poco accademiche, così trasversali. […] Achille portava questi borsoni da cui tirava fuori gli oggetti più strani, oggetti di design anonimo, per sollecitare il pensiero: l'oggetto progettato può incidere sui nostri comportamenti di vita e definirli.



Milanesi d’adozione anche grazie allo stesso Castiglioni, dal quale apprendono soprattutto questa trasversalità del metodo e la curiosità nell’approccio alla ricerca creativa, che nel loro caso si arricchisce grazie a una combinazione di strumenti analogici e digitali, dallo schizzo a mano libera all’animazione video. Ico Migliore ad esempio “parte sempre dagli schizzi” perché

Il disegno non è altro che uno storyboard di quello che tu pensi. Il disegno deve essere infatti abitato da pensieri. […] Quando noi disegniamo, ogni volta che tracciamo una riga su un foglio, questa riga non è una riga ma significa qualcosa, significa trasparenza, materiale, e oggi ha anche un valore di comunicazione: questa riga parla. […] Allora metto giù degli scritti su quelle cose che mi vengono in mente, anche come riferimenti, e poi li animo di parole, di sensazioni o di ambiente, di sonoro, di luce, scrivo: quindi questo schizzo “animato” diventa uno scenario, e poi questi insieme di scenari sono quelle sequenze che monto in una serie di mappe. […] Non mi occupo di fare bei disegni, anzi sono abbastanza preoccupato dai bei disegni, […] ma sono convinto che disegnare sia come parlare, buttando giù una sorta di brainstorming fisico. […] Questi disegni poi diventano magari dei modelli 3D, delle situazioni che poi io riprendo nuovamente con il disegno, e questo salto tra analogico e digitale corrisponde alla fondamentale capacità dell'architetto di muoversi, di zoomare da vicino a lontano. […] Alla fine, il disegno parla la lingua di tutti.



Inquadrature, pieni e vuoti, giochi di luce e dicotomie tra riproduzioni e originali, salti di scala e approfondimenti mirati sono solo alcuni degli strumenti che vediamo emergere nella progettazione di Migliore+Servetto Architects. Ragionare il progetto come una regia filmica, strutturando un montaggio spaziale, è il metodo progettuale dove il tempo è “l’unica unità di misura dello spazio” e dove l’attenzione del fruitore è focalizzata sullo stupore dell’esperienza. Ma “esperire cosa vuol dire?” per gli architetti significa “percepire, memorizzare, entrare all'interno, diventare consapevoli di una storia, e quindi portare il visitatore, il pubblico, all'interno di uno scenario che racconti qualcosa in più […]” 

Guarda subito l'ArchiTALKS di Migliore+Servetto

Così la masterclass passa in rassegna alcune delle realizzazioni più significative dello studio. Alcuni esempi progettuali traducono il racconto dell’identità di un brand o di una città in spazio: esemplari sono i progetti per i punti vendita Mondadori e dmail, o le installazioni per Moreschi - Walking Pleasure e per Coats! di Max Mara, così come le installazioni urbane a Torino progettate insieme a Italo Lupi. Altri esempi invece attraversano le diverse declinazioni della tipologia “museo”, che per Migliore e Servetto superano il “museo luna park” o il tradizionale “museo chiodo-parete” per lasciar spazio al “museo narrante”, come nel caso del Museo Chopin di Varsavia, l’allestimento per la Madonna della Misericordia di Piero della Francesca o il Museo Leonardiana di Vigevano



Proprio per quanto riguarda quest’ultimo, gli architetti hanno lavorato sul “rapporto tra originale e replica”, perché

C'è un contenitore straordinario, il Maschio del Castello di Vigevano, dove Leonardo stesso ha camminato, e quindi l'originale è il contenitore che, ristrutturato, contiene delle copie di altissima qualità che permettono una conoscenza profonda del lavoro di Leonardo. Allora il soggetto del museo è la conoscenza, sia di un luogo originale che di una collezione tutta insieme.

Nella così detta “Pinacoteca Impossibile” progettata dagli architetti si possono vedere tutte le opere pittoriche di Leonardo in contemporanea:

Andiamo fino al Louvre per vedere un quadro che poi vedremo a distanza, dietro un vetro, dietro a file di altri visitatori, e poi ne vedremo un altro in altre sedi, e un altro ancora in altre sedi. Qui invece li vediamo tutti insieme: possiamo compararne la loro dimensione, l'uso del colore, la scala, il paesaggio. Questo esercizio visivo è permesso solo dalla fisicità dell'essere in quel luogo, perché i libri di storia dell'arte fanno la medesima cosa, ma si perde la scala dimensionale: la Gioconda vista su un libro sembra di una dimensione, vista nella realtà poi è differente…Quindi il rapporto che abbiamo costruito di esperienza tra visitatori e museo è molto incentrato con rapporto comunque fisico, con una copia che porta dei dati dell'originale fondamentali.

Guarda subito l'ArchiTALKS di Migliore+Servetto

Ogni progetto deve scaturire da una forza creativa che trova un fondamento solido solo in un’attenta ricerca filtrata attraverso la capacità di sintesi dell’architetto. Così ogni lavoro si struttura su un percorso fisico, conoscitivo e mentale ritmato da una progettazione consapevole dei comportamenti dell’uomo, ovvero attraverso il disegno di spazi e tempi di fruizione. Sostenibilità è quindi, per l’architettura, non solo la progettazione di edifici sostenibili ma anche, e forse soprattutto, di comportamenti sostenibili

Si parla di progetto sostenibile partendo dai materiali, dai processi di produzione, ed è assolutamente corretto, ma in realtà la sostenibilità dei progetti sta proprio nel risultato dei comportamenti che determinano.



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