Emmanuele Lo Giudice - Architettura Gassosa, per un nuovo realismo critico

Il Manifesto dell'Architettura Gassosa al MACRO

Eventi

Intervista a Emmanuele Lo Giudice su cos'è l'architettura gassosa e sul prossimo convegno in programma al MACRO di Roma

La redazione di Isplora ha incontrato Emmanuele Lo Giudice, architetto, artista e ricercatore, formatosi alla IUAV e alla Politécnica di Madrid. Autore del libro "l’Architettura Gassosa", ha partecipato alla Biennale di Architettura di Venezia nel 2018 con un workshop ed un seminario presso il padiglione spagnolo, sui temi dell’architettura gassosa.

Può raccontare ai lettori del magazine di Isplora l’idea dell’architettura “gassosa”, è una teoria o una provocazione? Un manifesto o un’esibizione temporanea?

Presentata per la prima volta ad Aprile 2018 in un congresso internazionale in Messico e poi alla 16a Biennale di Architettura di Venezia nel padiglione spagnolo, con un seminario ed un workshop, l’Architettura Gassosa è un piccolo manifesto grafico nel quale si vuole dare una risposta architettonica alle trasformazioni che la società contemporanea sta vivendo in questi ultimi decenni. Il testo dell’architettura gassosa è un invito a lavorare insieme verso una direzione possibile, cercando di coinvolgere, grazie alla sua semplicità grafica, più persone possibili. 

La principale trasformazione che si è verificata in questo ultimi decenni è la sostituzione delle “solide” comunità spaziali, legate a condizioni di prossimità, con le nuove forme di interazione sociale dei network digitali prive di un luogo fisico definito. Qui i legami tra le persone sono mobili, evanescenti, liberi dalle relazioni di vicinato. Sono legami “gassosi”, stimolati da interessi comuni, dalle “proprietà” che accomunano i vari individui, dove lo spazio ed il luogo passano da uno stato solido ad uno sempre più volatile e gassoso. Ciò che le lega è uno spazio d’interazione tra realtà individuali indipendenti tra loro, uno spazio delle proprietà composto da forze attrattive e repulsive che creano un apparato percettivo e performativo ben definito. 

Sono questi tipi di relazioni il tema centrale della nostra contemporaneità e l’architettura si deve far carico di lavorare soprattutto su questo tema. Di fronte a tale condizione, l’architettura come l’abbiamo intesa finora continua a rimanere legata a formule di carattere solido. Sorge quindi spontaneo chiedersi: come si potrebbe comportare l’architettura di fronte a questa realtà oggi? Come potrebbe abbandonare la sua solidità? È a questa domanda che il manifesto dell‘Architettura Gassosa sta provando a dare una risposta. 

Come suggerisce il titolo stesso quello che si propone è un’architettura che ricorda le proprietà tipiche di un gas, capace di invadere gli spazi, creando sempre nuove relazioni che si modificano e si adattano al luogo e ai visitatori stessi. Secondo questa proposta l’architettura viene destrutturata e ridotta concettualmente nelle sue parti essenziali che vanno a costituire un sistema dinamico di carattere narrativo, indipendente ed “atmosferico”.  Al centro non abbiamo più lo spazio geometrico e scatolare, ma lo spazio mobile e antropico delle relazioni.  

Siamo forse davanti ad un altro cambiamento di stato della società e dell’architettura, dalla modernità solida alla postmodernità liquida di Bauman e adesso cosa abbiamo davanti a noi? Una post-postmodernità “gassosa”?

Nel 2014, quattordici anni dopo la pubblicazione del celebre libro “Liquid Modernity”, Bauman scrive insieme a Carlo Bordoni, in forma di dialogo, un breve saggio intitolato “Stato di Crisi”. In questo testo la “crisi” non viene letta come una condizione di passaggio di natura prettamente economica, ma come il sintomo di una radicale trasformazione verso una nuova condizione della società contemporanea. Come affermano gli autori, la crisi parte da quel periodo che chiamiamo “postmodernità”, ed è proprio dalle perplessità di Bauman su questo termine, per lui troppo evasivo, che nasce il suo bisogno di coniare la formula della “modernità liquida”.

Per Bauman la modernità è sempre stata impegnata a “sostituire i solidi cadenti e fatiscenti che stavano perdendo capacità di resistenza, con solidi disegnati razionalmente e forgiati nella ragione, dunque resistenti all’erosione e alla deformazione”. Il compito della postmodernità era invece, il focalizzarsi nello smantellamento e nella messa in dubbio di ogni solidità “senza predisporre stampi in cui versarla una volta disciolta”. Quello che ne esce è una realtà incapace di pietrificarsi in una forma stabile, rimanendo costantemente in uno stato liquido e dinamico. 

Ma il postmoderno è ancora una condizione attuale? Secondo Carlo Bordoni no.

Il postmoderno a ben guardare non esiste più. È un nome dato ad un periodo storico situabile tra gli anni settanta e la fine del XX secolo” (Bordoni)

Un periodo caotico che ha messo in discussione tutti i valori della modernità. Se il postmoderno ci ha lasciato un nuovo mondo “liquefatto”, potremmo dire che la crisi del postmoderno segna un ulteriore prossimo passaggio di stato, da quello liquido a quello gassoso.  Si potrebbe così parlare di un ulteriore sviluppo, da una “modernità liquida” quindi ad una “modernità gassosa”La tendenza che oggi prevale è quella di smaterializzare ogni possibile legame, tra gli individui, tra i luoghi o il territorio, esaltandone la volatilità e la continua trasformazione delle relazioni. 

Le nostre “solide” certezze che erano il fondamento della realtà come l’abbiamo sempre conosciuta, sono state sostitute in tal modo da dispositivi e procedure dove la materia, resa ormai gassosa, si insinua in qualsiasi struttura, come un gas dentro un palloncino.

In programma per l’architettura “gassosa” ci sono un convegno, dal 28 al 31 maggio, e un workshop dal 4 al 9 giugno presso il MACRO Museo di Arte Contemporanea di Roma, può raccontarci meglio che cosa accadrà in quei giorni?

Dopo la Biennale di Venezia, è un grande piacere poter discutere e lavorare sulla proposta dell’Architettura Gassosa anche al Museo Macro di Roma. Tra convegno e workshop saranno dei giorni molto intensi con più di 25 ospiti provenienti da varie parti d’Italia e del mondo. Sia il convegno che il workshop saranno a partecipazione gratuita e ci aspettiamo una notevole partecipazione. Il convegno sarà rivolto ad un pubblico ampio e si svolgerà dal 28 e al 31 maggio nella Sala Cinema del Museo Macro di Roma suddiviso in 4 giornate di dibattito. 



La settimana successiva dal 4 al 9 di giugno saranno invece delle giornate dedicate esclusivamente al laboratorio di sperimentazione dove studieremo e realizzeremo, con un materiale ecosostenibile come il cartone, il primo Museo Gassoso

Il workshop è gratuito ed aperto a tutti, con iscrizione obbligatoria: a liberi professionisti, a studenti di lauree magistrali in architettura, arte, design ed ingegneria civile, e a studiosi interessati al progetto. In relazione al numero dei partecipanti, contiamo di realizzare dai tre ai quattro spazi espositivi. 

L’intero evento è stato patrocinato dal museo Macro, dall’Ordine degli Architetti di Roma, dall’Università di Architettura La Sapienza di Roma, dall’Istituto ISIA di Roma, dall’Accademia di Belle Arti di Roma, dall’Università FAUV del Messico, da Amate l’Architettura e dalla Fondazione Antonio Presti. Gli sponsor dell’evento sono: SEKKEI Sustainable Design; l'azienda vitivinicola Salcheto; Sep t-shirt; Angela Ferraro Home textile.

Durante il workshop si lavorerà sulla realizzazione di un museo “gassoso” con l’azienda Sekkei, quali gli obiettivi e i risultati attesi? A chi si rivolge questo museo? Che ruolo ha e avrà Sekkei in questo processo?

L’idea di realizzare un Museo Gassoso all’interno del Macro è un’idea molto stimolante. Si avrà in tal modo la possibilità di confrontare in maniera diretta due differenti processi espositivi: quello del solido edificio del Museo Macro e quello mobile e trasformabile del Museo Gassoso. Lo scopo principale, oltre che ad una sperimentazione sull’argomento, è quello di realizzare un sistema espositivo dinamico e in continua trasformazione che pone al centro la relazione tra visitatore e opera d’arte. In questo museo scompare l’idea del grande contenitore e rimangono le opere protette da teche, che si dilatano trasformandosi in spazi e dispositivi d’interazione in cui le persone possono entrare. 

Grazie al lavoro dei partecipanti e al supporto e alla collaborazione della Sekkei, con cui ho scelto di collaborare per la professionalità e ricerca continua di innovazione che caratterizza l’azienda, si innescherà uno stretto rapporto tra architetti, artisti, designer e impresa. Inoltre l’uso di un materiale ecosostenibile come il cartone è stimolante e apre la strada ad un modo di pensare all’architettura in maniera dinamica e libera. 



Visto il suo impegno nel comunicare e diffondere il manifesto dell’architettura “gassosa”, vorremmo parlare di formazione per gli architetti. Quale secondo lei deve essere la strada da intraprendere per offrire una formazione utile e interessante agli architetti? Cosa consiglierebbe al CNAPPC?

L’Architettura Gassosa è una proposta che sta riscuotendo in breve tempo una notevole risposta positiva, da parte di singoli architetti, docenti ed intellettuali e sarebbe bello poter contare su una più intensa collaborazione da parte del CNAPPC. Forse quello che manca da parte del CNAPPC è proprio questo: una maggiore apertura verso la sperimentazione che dia la possibilità di offrire sempre nuovi stimoli. 

È evidente a tutti che questo è un momento difficile per l’architettura italiana ed proprio in questi momenti che bisogna aprirsi ed avere il coraggio di sperimentare, di confrontarsi e di dialogare insieme.



*Per tutte le info, su orari, crediti formativi e modalità di partecipazione basta scrivere un’email ad architetturagassosa@gmail.com. 

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