Giovanni Vaccarini - ArchiTALKS 1 CFP CNAPPC - ISPLORA

Teaser ArchiTALKS - Giovanni Vaccarini



Pensare con le mani, il progetto di architettura che si muove e si sviluppa attraverso la complessità, i territori e la materia.

L’ArchiTALKS dello studio Giovanni Vaccarini a Pescara affronta questi temi partendo dal paesaggio intimo e quotidiano, quello dell’Adriatico, per snodarsi lungo le questioni del progetto: il rapporto con l’imperfezione della città, il dialogo dell’architettura con il contesto e con un paesaggio “sensibile”.

Metodi e strumenti che emergono con la pratica dello studio, un laboratorio di “artigiani digitali” che lavorano con la materia, la superficie e la tessitura. Ambiente e tempo come ingredienti fondamentali che prendono forma nelle opere e nel costruito, riconversioni e “agritettura”.

Il progetto che parte da moltitudine di aspetti, non solo architettonici: suolo e ideogramma, paesaggio e architettura spontanea, sinapsi e infrastrutture, materia e cantiere, ascoltare e vedere. 

Un processo che procede per avvicinamenti successivi, empirici, traduzioni e verifiche, ascolti e visioni. Partendo dall’ideogramma, passando alla trasposizione in misura, ragionando sul contesto e sulla distribuzione, lavorando sulla superficie e sullo spessore, la materia che diventa materiale, il cantiere che prende forma.

Progetti di rigenerazione ambientale, come quello per lo stabilimento ex Eridania o per la Société Privée de Gérance (SPG).

Nel primo caso, Powerbarn, si tratta di un’opera di riqualificazione e rinaturalizzazione, riconvertendo uno stabilimento industriale in un sito di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Disegnando i bordi e progettando una nuova pelle che scompone il manufatto, camuffandolo con la tecnica del razzle-dazzle e dialogando con i segni del paesaggio circostante
Nel caso di SPG la rigenerazione è urbana, un pezzo di città che prende nuova forma attraverso una tessitura diversa, una soluzione “energetica” e “cinetica”. Lamelle in vetro serigrafato che costituiscono l’ultimo strato della nuova pelle dell’edificio a uffici, una tessitura in grado di captare e schermare, inquadrare il paesaggio e proteggere. Un caso simile al progetto per l’Ex Arena Braga, dove sempre con il vetro, l’edificio polifunzionale si apre alla vista con un movimento plastico della sua facciata, scaglie direzionate verso il mare. 

Materia da intendersi anche come suolo, vero e proprio elemento di progetto in molte delle realizzazioni dello studio Giovanni Vaccarini Architetti, come nel caso di “CRATERRE”, lo stadio di Montpellier, o per la “Pescara Arena”. Qui la terra, il suolo, sono elemento fisico che struttura il progetto, nelle forme e nel funzionamento, nell’uso previsto e in quello futuro.

Progetti dell’abitare, come “Casa L” o “C+V”, dove si possono leggere la ricerca e i riferimenti, i dispositivi architettonici e il legame con il contesto, il territorio. Un legame che prende forma nella conclusione dell’ArchiTALKS, attraverso una riflessione sul futuro, una proposta di un rinnovato rapporto tra uomo e ambiente, prendendo le mosse dalla capacità di adattamento, di resilienza, dell’architettura e della città.


Obiettivi formativi

  • Si conosceranno e si approfondiranno i temi centrali del lavoro dello studio Giovanni Vaccarini Architetti: il “pensare con le mani”, “l’agritettura”, il suolo e la materia, la luce e l’acqua, il disegno e la rigenerazione;
  • Si potranno scoprire l’organizzazione, il metodo, gli strumenti e le questioni della pratica professionale e di ricerca di Giovanni Vaccarini Architetti, un processo che muove verso il progetto e la realizzazione, partendo dall’ideogramma attraverso una serie di avvicinamenti, trasposizioni e verifiche;
  • Si scopriranno e si analizzeranno i progetti realizzati e in corso al fine di mettere in luce questioni e modalità: la materia e il materiale, il territorio e il paesaggio, il suolo e il terreno, la rigenerazione e il recupero, la riqualificazione e l’innovazione, tecnica e composizione;
  • Si metteranno in luce le prospettive future della professione: il legame uomo-ambiente, ascolto e traduzione, l’abitare come insieme di segni, la resilienza dell’architettura e della città, adattamento e flessibilità.

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