Carlo Ratti: la nuova ArchiTALKS di Isplora - ISPLORA
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ArchiTALKS #12: Carlo Ratti

Architetti

Progettare: partire dal presente per cambiarlo

Le parole di Carlo Ratti, architetto, inventore e pensatore, ci conducano lungo la nuova ArchiTALKS di Isplora, alla ricerca di una nuova idea di progettazione corale, attraversando il mondo dell’innovazione e dell’architettura: nuovi modi di guardare al futuro, cambiando il presente.
Nella lezione che vede protagonista l’architetto Carlo Ratti, direttore del MIT Senseable City Lab e fondatore dello studio Carlo Ratti Associati, emerge una precisa idea di architettura che muove dalla “volontà di partire dal presente per cercare di cambiarlo”, un modo di intendere il progetto – di derivazione anglosassone – che intende il progetto come uno strumento per modificare, rendere migliore il futuro. 

Lo scrive benissimo Herbert Simon, grande ricercatore premio Nobel del secolo passato, quando dice le scienze naturali si occupano del mondo così com'è.  Ma il design, la progettazione, si occupa del mondo così come potrebbe essere.
Ecco, credo che essere designer voglia dire partire dalla città, dall'edificio, da quello che ci sta intorno e cercare di migliorarlo sempre.

Attraversando la biografia dell’architetto Ratti si può tracciare l’itinerario che ha portato alla costruzione di questa idea, esperienze diverse, a cavallo fra le discipline: dagli studi di ingegneria presso il Politecnico di Torino e all’École des Ponts et Chaussées a Parigi, a quelli in architettura e in informatica prima a Cambridge e poi al MIT di Boston.
Un percorso di formazione basato sul confronto continuo con il mondo e con le sue richieste, progetto come “modo di vivere”, dove convergono diverse discipline e dove assumono rilevanza gli incontri con importanti figure del sapere e della ricerca: dall’ingegnere Michel Virlogeux, grande progettista di ponti e strutture “estreme”, ai docenti del MIT come l’informatico Nicholas Negroponte e Neil Gershenfeld, fondatore del Fab lab

A prendere forma è l’idea dell’unità del sapere, del “college” come struttura fondamentale per connettere conoscenze e diversi apporti disciplinari attraverso il concetto della “rete”, per arrivare ad un concetto dinamico del sapere e dell’architettura.

L'architettura in ultima analisi potremmo dire che è la nostra terza pelle: abbiamo la pelle biologica che ci ricopre, abbiamo i vestiti come seconda pelle e l'architettura come una terza pelle.
Ma come terza pelle è sempre stata tradizionalmente qualcosa di molto rigido, potremmo dire quasi un corsetto.
Oggi la nuova tecnologia ci permette di cambiare questa terza pelle, di renderla molto più dinamica e interattiva e in qualche modo il digitale diventa parte dell'architettura.
Un’architettura non più statica ma che cambia insieme a noi.

La lezione mette, poi, in luce gli obiettivi dell’architettura che “non può prescindere dalla conoscenza dell’ambiente”, ovvero progettare partendo da quello che c’è, dai dati che diventano strumento per avanzare ipotesi e fare proposte nel confronto continuo con le persone, i cittadini. 

Oggi è una situazione molto interessante perché questa ricognizione la possiamo fare per la prima volta nella storia in modo nuovo col digitale, con i dati
I dati ci permettono di scoprire dimensioni della città che era impossibile leggere in passato, moltissimi geografi e pianificatori avrebbero sognato di avere i dati che abbiano a disposizione noi oggi, usandoli per capire meglio le condizioni esterne e per dare inizio al processo progettuale.

Un modus operandi che si concretizza nei progetti dello studio Carlo Ratti Associati (CRA), in quelli del Senseable City Laboratory e nelle startup avviate a partire da ricerche e sperimentazioni. 
Partendo dal lavoro sui big data, portato avanti dal laboratorio al MIT, la lezione mette in luce le proposte di una nuova mobilità. 



È il caso di “HubCab” dove – partendo dai dati sui taxi di New York – vengono immaginate modalità di condivisione efficienti dei taxi che porterebbero alla riduzione del traffico, piuttosto che il sistema “Roboat” per la città di Amsterdam dove dei battelli autonomi permetteranno lo spostamento delle persone, creando nuove conformazioni flessibili e dinamiche. Non sarà solo il nostro modo di muoverci a cambiare, ma ci sarà anche la possibilità di conoscere al meglio il microbioma umano e delle città, in questa direzione va il progetto “Underworlds” che, partendo dallo studio di virus e batteri, intende fornirci informazioni sulla salute urbana. Dati e sensori che sono alla base del progetto Trash Track che studia gli itinerari dei rifiuti, fornendo non solo informazioni che potrebbero essere utili a migliorare la filiera di raccolta e smaltimento ma che diventano agenti di cambiamento per le persone, per il loro modo di agire.

…quello che si dice “speculative design”, la progettazione diventa un modo per esplorare mondi possibili ma poi la scelta tra questi mondi è qualcosa che deve avvenire attraverso un dialogo che mette insieme tutti i soggetti coinvolti, a partire dai cittadini.
In questo senso è fondamentale anche saper raccontare l'architettura, diventa parte del processo, diventa un modo per avanzare delle proposte e vedere come queste vengono accolte.

Lavoro sui dati e sulla sperimentazione che permea l’intensa attività dello studio CRA, come nei progetti per i grandi eventi dell’EXPO: da Zaragoza (2008) a Dubai (2020) passando per Milano (2015). Padiglioni che diventano occasione per lo “speculative design”, per pensare e costruire mondi diversi in breve tempo, dalle pareti dinamiche d’acqua del Digital Water Pavilion di Zaragoza alla tecnologia applicata al supermercato del Future Food District di Milano, fino al progetto “circolare” per il padiglione italiano a Dubai sviluppato con Italo Rota. Progetti sulla “pelle” dell’edificio che diventa “responsive” come nel caso della Fondazione Agnelli a Torino.




Storie di collaborazione e invenzioni che hanno portato Carlo Ratti a sviluppare startup che propongono plotter verticali (SCRIBIT) o sistemi di robotica da applicare alla mobilità ciclabile nelle città nel mondo (Superpedestrian).
Se la “rete” sta cambiando il mondo in cui noi viviamo anche l’architettura dovrà cambiare, aprendosi al dibattito e alle altre discipline, intersecando e ibridando temi, dando valore alla natura e riportandola all’interno dell’edificio, aprendosi a sistemi inclusivi e a processi collaborativi.

L’architettura non può stare in disparte, l'architettura siamo tutti noi, l’architettura sono i cittadini che devono avere voce in capitolo nel definire in che città vogliono vivere. Quindi per noi l'architettura, e più in generale il progetto, è un modo per esplorare futuri possibili e per condividere questi futuri, parlarne in modo da poter prendere una decisione collettiva. È un nuovo tipo di architettura, un'architettura che io definirei “corale”.

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