piuarch lezione isplora presentazione  foto di Delfino Sisto Legnani, Marco Cappelletti

ArchiTALKS #4: Piuarch

Architetti

Architettura come luogo delle relazioni tra le persone e gli spazi. Architetto come colui che studia, da forma e funzione agli spazi che tutti noi viviamo.

La lezione affronta le tematiche progettuali proposte dallo studio di architettura Piuarch, fondato a Milano nel 1996 da Francesco Fresa, Germán Fuenmayor, Gino Garbellini e Monica Tricario.

Prendendo le mosse dalla biografia dello studio e dai diversi percorsi di formazione, la lezione evidenzia la molteplicità delle prospettive e dei riferimenti che sono alla base dell’approccio multidisciplinare e trasversale dello studio

Il nostro è stato un percorso di ricerca e lo è tuttora, continua a cambiare e c'è sempre una idea comune di fare architettura insieme. Nel tempo ci siamo evoluti, abbiamo avuto percorsi diversi e spostamenti, cambiamenti nel tempo, però sempre con quella luce al fondo… di aver ben presente che siamo un gruppo e che cerchiamo di fare le cose insieme.



In particolare, dal racconto dei fondatori dello studio emergono influenze e riferimenti culturali che affondano nella cultura latino-americana e orientale. L’utopia moderna sudamericana, l’arte astratta e quella cinetica degli artisti come Jesùs Soto o Carlos Cruz-Diez, architetti come Carlos Raúl Villanueva, Rafael Pereira, e Gio Ponti. Percorsi di ricerca e apprendimento diversi per i fondatori di Piuarch che hanno avuto come punto di incontro comune l’esperienza nello studio Gregotti, il progetto per la Bicocca, momento in cui inizia la storia dello studio Piuarch.

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Il nostro progetto nasce un po’ da quello, in fondo quello che abbiamo dentro noi nella nostra cultura è qualcosa che viene dai riferimenti che abbiamo anche nella memoria, dall’infanzia. Pensare al progetto come qualcosa che nasce dal contesto, dai riferimenti, creare qualcosa di nuovo che è basato sicuramente su una propria cultura, sul guardarsi intorno, sulla relazione con le persone (…) dove la complessità del progetto è l’elemento più affascinante.

La lezione prosegue affrontando la pratica e il metodo di lavoro proposta dallo studio, un procedere che prevede una continua riflessione e rivisitazione a partire dal progetto, dove l’obiettivo è quello della semplificazione e dove il rapporto con il contesto, con il luogo, sono elementi fondamentali da tenere in considerazione. Un lavoro che prevede tre fasi: l’idea, lo sviluppo e il cantiere, passando quindi dall’atto creativo al rapporto con la committenza fino al momento di verifica del progetto, con la sua esecuzione.

Darsi in qualche modo un tempo è utile per arrivare alla compiutezza del progetto, anche se alla fine in qualche modo non si è mai soddisfatti…Però la complessità in qualche modo deve trovare una risposta e quella risposta sta nella semplificazione. Ecco, se dovessi riassumere il progetto in una parola direi che il progetto è riuscito quando è semplificato, quando è semplice (…) Il progetto ha tre fasi: idea, sviluppo e cantiere. La prima fase è sicuramente la parte più creativa, è la fase divertente, la parte in cui in qualche modo l'architetto si sente libero. La parte di sviluppo è la parte più complicata perché è la parte in cui tutte le componenti del progetto si devono unire, devono compiere il risultato. Il cantiere è, invece, il terreno di studio, di sperimentazione, di apprendimento.



Un’architettura, quella proposta da Piuarch, che mira a non essere “riconoscibile” ma ad inserirsi nel contesto, come se le opere progettate “fossero sempre state lì”.

Nella nostra pratica progettuale partiamo sempre dall'analisi del luogo nel quale stiamo lavorando, cercando di capire quali sono i vincoli di questo luogo, non semplicemente i vincoli geografici o specifici del luogo in cui lavoriamo ma le diverse caratteristiche. Sono tutti vincoli dai quali partire e che, andando avanti nel processo progettuale, da vincoli si trasformano in stimoli per la progettazione (…) Il progetto che deriva da questa metodologia è sempre determinato e caratterizzato dal rapporto con il contesto nel quale si sta operando. Il rapporto appunto tra la nostra architettura e gli edifici intorno, tra la nostra architettura e la cultura di quel luogo, i suoi materiali e le sue specificità, i riferimenti ai movimenti artistici sono tutti riferimenti che poi ci aiutano a realizzare delle architetture che sono moderne ma in relazione con il luogo nel quale sorgono. Architetture che paradossalmente le persone che passano dovrebbero definire come architetture che sono sempre state lì.



Progetti che costituiscono la parte centrale della lezione, un percorso che affronta e analizza le più importanti realizzazioni dello studio, svelando gli aspetti compositivi e le sfide affrontate: dall’edificio di Porta Nuova a Milano, “l’onda bianca”, agli uffici “Quattro Corti” di San Pietroburgo, passando per il progetto di rigenerazione urbana “Espaço” a San Paolo in Brasile per arrivare ai diversi progetti realizzati per Dolce&Gabbana e Gucci.

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Un itinerario che mette in luce i temi che caratterizzano lo studio Piuarch: la ricerca del dinamismo delle architetture, l’inserimento degli edifici all’interno del contesto, la sperimentazione attraverso i concorsi, il ruolo “sociale” dell’architetto, la trasformazione urbana anche attraverso interventi minuti ma reali, l’approccio sartoriale al progetto e la ricerca costante della qualità, data anche dalla cura del dettaglio.



Temi e progetti che preannunciano la sezione della lezione che tratta i consigli, anche pratici, dello studio Piuarch per affrontare oggi la professione, cercando di “guardarsi sempre indietro”, al luogo in cui si progetta, alla storia e alla città italiana.

Si parla un po’ del cosiddetto “effetto Dubai”, è quello che nel mezzo del deserto si può creare una città fatta di tante architetture che sono per lo più spettacolari, che hanno l'obiettivo di superare qualche record o essere iconiche. Si è persa un po’ l'idea del passato, della storia, delle migliaia di anni che hanno preceduto questa architettura, l’idea di essere sempre capaci di calarsi in un contesto. La grande sfida dell'architettura di chi progetta è quella di riuscire a compensare quel processo inevitabile che tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione sta innescando. Allontanandosi dal modello Dubai e tornando a quello che è il modello della città italiana. Da qui, guardando e osservando, si capisce che la città è fatta di spazi, di strade, di piazze, di luoghi che sono quelli che veramente danno il carattere e valore alla città.

Immagine di copertina: i fondatori di Piuarch, foto di Delfino Sisto Legnani, Marco Cappelletti

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