Binini Partners: dagli ospedali alle vie d'acqua - ISPLORA
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Binini Partners: architetture complesse

Architetti

Intervista allo studio che progetta grandi opere complesse e multidisciplinari: dagli ospedali alle infrastrutture “idrografiche”

La redazione di Isplora ha incontrato il Dott. Matteo Binini, art director di Binini Partners S.r.l., un’opportunità per approfondire i temi legati alla realizzazione di opere e programmi complessi che riguardano i diversi ambiti del progetto, dall’architettura all’ingegneria sino all’urbanistica.

In particolare, dopo una chiacchierata con l’Ing. Tiziano Binini, fondatore dello studio, l’intervista si è sviluppata attorno alla healthcare architecture, l’architettura della salute e medica, attraverso il racconto di alcuni importanti progetti per ospedali progettati da Binini Partners.

Altra tematica che è emersa è quella multidisciplinarietà dello studio, correlata in particolar modo all’environmental project e alle infrastrutture “idrografiche” (conche di navigazioni e porti) di Binini Partners, che fanno da contraltare a progetti residenziali e commerciali, per poi ritornare al rapporto con l’architettura e il design.

È d’obbligo partire con una domanda sullo studio Binini Partners, quando e come prende vita la vostra avventura progettuale? Oggi a distanza di più di vent’anni dalla sua fondazione come si struttura lo studio? 

Nel 1996, dopo quasi 15 anni di consolidata esperienza professionale, ho sentito la necessità di fondare il mio studio per dare vita ad un nuovo modo di progettare che tenesse insieme ingegno, creatività e innovazione. L’idea era far crescere un gruppo di lavoro integrato tra architetti, designers e ingegneri per unire le competenze e creare progetti che potessero esprimere la massima sintesi di ispirazione per ogni tema e ogni luogo. La ricerca della miglior soluzione per ogni sfida progettuale.

Con questo metodo di lavoro, lo studio è cresciuto aggregando le professionalità necessarie per affrontare programmi complessi dove la visione d’insieme costituiva il fattore vincente, ma anche la qualità del dettaglio non era da meno.

Abbiamo così risolto programmi territoriali e attuativi anche molto estesi, affrontato progetti integrati sempre più complessi, ideato nuovi modelli e nuove forme per i bisogni di una società in forte evoluzione dove l’integrazione delle conoscenze, delle esperienze e delle sperimentazioni è indispensabile per risolvere i problemi con efficienza e affidabilità.

Oggi Binini Partners riunisce circa 32 professionisti, dei quali 12 soci, articolata in una società di progettazione con una forte impronta professionale, ed è in grado di coinvolgere giovani talenti e nuove professionalità, dalla grafica al design. L’età media delle persone è di circa 35 anni e la componente femminile supera il 51%, con molte giovani mamme impegnate a tempo pieno. Professionalità alle quali lo studio offre la disponibilità di investimenti e strumenti di lavoro continuamente rinnovati.

Quali sono gli aspetti che ritiene fondamentali per il vostro lavoro? Soprattutto in merito alla gestione di programmi complessi e multidisciplinari?

Abbiamo affrontato con successo, negli anni, programmi attuativi come la messa in sicurezza dell’argine maestro del fiume Po per i 28 Km della bassa reggiana, o il piano attuativo dell’Ospedale e della Scuola Medica di Cisanello a Pisa, in sostituzione del Santa Chiara di Piazza dei Miracoli, o la messa in sicurezza del bacino di Cervia e Cesenatico, con il rifacimento e l’arredo urbano del Porto Canale Leonardesco.

Progetti che coinvolgono aspetti territoriali e infrastrutturali, ma anche di qualità del paesaggio, dell’impianto urbano e dell’architettura, indispensabili per valorizzare i luoghi e migliorare la vita e l’ambiente delle persone. Per concepire piani di intervento e soluzioni urbanistiche e architettoniche così complesse crediamo che le professionalità debbano essere interne al gruppo di lavoro, a formare una sorta di DNA collettivo, che possa ispirare e animare ogni proposta.

È un metodo che poi nel tempo ha dato i suoi frutti anche in termini di affidabilità dei progetti, correttezza degli esecutivi e delle stime economiche, capacità di gestione degli appalti e della direzione dei lavori, fino al collaudo e alla messa in funzione delle opere. Obiettivo che costituisce il secondo fine di Binini Partners, oltre alla creatività e all’innovazione, anche l’affidabilità e la concretezza per i committenti e gli investitori.



Molti progetti sembrano seguire un denominatore comune, quello dell’healthcare architecture: dall’ IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi in area MIND a Milano, all’Ospedale della Donna e del Bambino a Firenze fino a quello Universitario di Al Zawia in Libia. Potreste raccontare ai lettori di Isplora qualcosa in più di questo tema “tipologico” e sul vostro ruolo? Quali le esigenze e le sfide messe in campo? 

La capacità di Binini Partners di esprimere una cultura integrata di progettazione ha favorito sempre più l’acquisizione e lo sviluppo di progetti complessi come quelli ospedalieri, di ricerca scientifica e di insegnamento, collocando oggi lo studio tra i più qualificati in Italia e all’estero. È un settore nel quale abbiamo creato nuovi modelli organizzativi e funzionali, ormai riconosciuti come un “brand” di eccellenza e innovazione per la sanità del futuro.

Ricordiamo il Tecnopolo della ricerca industriale e il Food Lab di Scienze dell’Alimentazione dell’Università di Parma, il Co-Clinical Project di Tor Vergata, sviluppato con il BIDMC e l’Harvard Medical School di Boston, i progetti di tre ospedali privati a Jeddah e Medina, per la Famiglia Mutabagani, precursori del CORE (premio CNETO 2015), e oggi del MIRE (Menzione d’onore al The Plan Award 2018) e del Galeazzi.

In anni di ricerca e confronto con le più importanti committenze pubbliche e private, abbiamo ideato una nuova healthcare architecture che tiene insieme esigenze organizzative e funzionali, distributive e gestionali, di sostenibilità per la sanità dei prossimi anni, con l’accoglienza e la cura delle persone. Ma anche una nuova architettura in grado di accogliere e rassicurare, di dare forma, eleganza e bellezza a strutture sempre più complesse.

È un lavoro che passa dalla sperimentazione di molte evoluzioni estetiche, strutturali, sismiche, impiantistiche e di utilizzo di materiali e tecniche all’avanguardia che aiutano a trovare la soluzione dei problemi e favoriscono la sostenibilità delle prossime realizzazioni.

Poi ogni progetto ha le sue particolarità e le sue sfide: ad Al Zawia, in Libia, si trattava di ristrutturare e ampliare un grande ospedale universitario in un contesto dove mancavano completamente anche i servizi di base. Occorreva portare sollievo e assistenza alla popolazione, senza rinunciare all’innovazione, alla ricerca e alla formazione dei giovani professionisti. Purtroppo la guerra ha interrotto il cantiere che era appena iniziato.

Nell’Ospedale Materno Infantile di Careggi a Firenze, oltre all’efficienza e alla cultura di un grande ospedale universitario, la cura della donna e del neonato ha rappresentato l’idea ispiratrice del progetto, fonte di vita e delle generazioni future che verranno, che fin dal Rinascimento è filo conduttore dell’arte e dell’architettura fiorentina, di valore universale, dall’Ospedale degli Innocenti del Brunelleschi, alla Madonna del Parto di Piero della Francesca, solo per citarne alcuni.

Il Galeazzi, primo intervento in area MIND a Milano, sarà anche il primo ospedale verticale in Italia, con i suoi 90 m di altezza, in un luogo dove l’ecosistema dell’innovazione e della ricerca costituisce la base dalla quale sta crescendo il progetto. Qui la cultura imprenditoriale e gestionale di eccellenza di GSD, Gruppo Ospedaliero San Donato, ha dato ispirazione ad un’architettura completamente nuova, disegnata su misura per il futuro: l’Ospedale del XXI secolo.

Soffermandoci sull’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi potrebbe illustrarci meglio i dettagli del progetto, le soluzioni tecniche e compositive impiegate? 

Sarà un progetto green e sostenibile, che nasce da un parco verde, rapportandosi con la via d’acqua nord e con il decumano. Avrà al contorno un sistema di mobilità a basso impatto, aree pedonali, verde e spazi per le persone, perfettamente integrati con il masterplan di Arexpo e Landlease.

Il progetto è costituito da una “macchina” estremamente complessa che integra assistenza dei pazienti, ricerca e formazione universitaria, sulla base di una razionale organizzazione dei flussi e dei percorsi, rigidamente suddivisi e separati in base alla funzione e ai requisiti igienico-sanitari.

L’impianto compositivo si articola in due volumi principali, la piastra di base che si sviluppa sui quattro piani bassi, dove sono concentrate le funzioni di grande afflusso rivolte agli outpatients e all’università, più il corpo in elevazione, fino a 16 piani fuori terra, con le funzioni più protette e sensibili. La base presenta pertanto grandi aperture, mentre il corpo in elevazione è caratterizzato dalla necessità di proteggere gli spazi interni, di modulare e regolare la luce, di consentire la realizzazione dei percorsi sporchi e puliti, di assicurare la libera veduta del panorama da parte dei pazienti, evitando l’introspezione dall’esterno, di garantire la sicurezza antincendio e la possibilità di rapida evacuazione in emergenza.

Qui è stata ideata una facciata totalmente originale, che si appoggia sugli sbalzi tagliafuoco di piano, costituita da elementi tridimensionali a sezione variabile, con funzione di frangisole, che regolano l’irraggiamento e proteggono la parete interna, che risulta facilmente pulibile in sicurezza nel tempo. Un’architettura per le persone, aperta alla città e al mondo, essenziale e in grado di comunicare valori di rispetto, di accoglienza, di avanzamento scientifico e sociale, di garanzia di appropriatezza ed efficacia nelle cure, di riduzione del rischio clinico. Senza dimenticare che salute e bellezza possono camminare insieme.



Un altro tema che emerge dal vostro percorso lavorativo è quello dell’architettura e dell’ingegneria del territorio, in particolare della progettazione di infrastrutture dell’acqua: porti, vie navigabili, conche di navigazione, opere di difesa. Volete raccontarcene uno in particolare? Quali sono in questo caso le questioni da tenere in conto prima e durante la realizzazione? 

Il tema delle vie d’acqua è una costante del nostro percorso e siamo oggi, forse, lo studio con maggior esperienza in Italia nella progettazione di opere di sistemazione morfologica e ambientale del fiume Po finalizzata alla navigazione e alla sicurezza, di ripristino e rifunzionalizzazione dei navigli lombardi, nella progettazione di porti, opere di difesa e protezione civile.

Anche qui, temi apparentemente di stretta competenza ingegneristica, geotecnica ed idraulica, vengono affrontati con un approccio compositivo legato al territorio, al contesto urbano o territoriale del sito, integrando paesaggio, architettura e tecnologia.

Abbiamo lavorato a Cesenatico, sull’Adda, sui Navigli e sulle Conche di navigazione lombardi in molti dei luoghi che Leonardo da Vinci ha immortalato nei suoi codici, con gli schizzi che interpretavano il flusso delle acque, gli studi e l’impostazione delle opere. Ci ha sempre affascinato del Genio la sua capacità di fondere arte, conoscenza e avanzamento tecnologico: crediamo pertanto che anche nel nostro lavoro il progetto debba costituire la sintesi di bellezza e sapere.

Citeremo due progetti recenti che ci sono particolarmente cari: la Conca di navigazione di Isola Serafini, sul fiume Po, definita dal Corriere della Sera “la più grande opera di ingegneria idraulica in Italia”, che apre al ripristino della navigazione sulla tratta Locarno-Venezia, e il nuovo Porto turistico e pescherecci di San Teodoro, in Sardegna.

In entrambi i casi le difficoltà tecniche sono state rilevanti, seppur differenti, ma non può essere dimenticata l’intima integrazione col paesaggio e il territorio circostante, tanto da far sì che ogni progetto non sia solo la risposta ad un bisogno attuale ma, possibilmente, una valorizzazione duratura del sito e della comunità ove si colloca.



Da un’esperienza così articolata, come definireste il vostro rapporto con l’architettura e il design? 

L’architettura, il design, la grafica, intesi come eleganza, bellezza e creatività, capacità di ideare forme e spazi, luce e materia, ambienti e oggetti, non possono mai mancare, sono una componente essenziale e un’aspirazione perenne per far sì che le persone trovino benessere. Quando i temi da risolvere presentano meno vincoli, allora l’ispirazione può correre più libera, ma nelle opere complesse e a più importante impatto sociale, a maggior ragione, le soluzioni debbono essere ancora più attente e felici nella loro ricerca e composizione

Attualmente stiamo sviluppando un complesso residenziale importante in centro a Milano, incarico vinto grazie ad un concorso d’idee, e vari progetti residenziali di pregio, come il “Borgo dei Ciliegi”, ai piedi dei colli matildici, non lontano da Canossa, risultato finalista e il più votato online al The Plan Award 2019, nella categoria “House”.

Diversi sono i progetti realizzati di interior design e di allestimento di mostre ed esposizioni. Negli ultimi anni lo studio cura anche la pubblicazione dei principali progetti con volumi, video e pubblicazioni dedicate.

Binini Partners rappresenta oggi un insieme di competenze integrate per ideare, progettare e realizzare con competenza, creatività e stile gli obiettivi delle committenze pubbliche e private che si affidano a noi. Siamo progettisti esperti nel coniugare forma e sostanza attraverso un lavoro consapevole ed appassionato. Sviluppiamo opere complesse dove la ricerca architettonica e il controllo formale sono espressioni di grande chiarezza e coerenza del pensiero.

I nostri progetti non rispondono ad un’architettura autoreferenziale fine a sé stessa, ma sono alla costante ricerca di un’architettura di qualità in grado di rispondere in modo lungimirante ad esigenze di funzionalità, flessibilità e sostenibilità.



Borgo dei Ciliegi

  • Luogo: Quattro Castella (RE)
  • Impresa: LG Costruzioni

IRCCS Galeazzi

  • Committente:  GSD Real Estate
  • General Contractor: EEC, Edile Engineering & Construction S.p.A.

Foto di copertina di Marco Antinori

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