Triennale Milano milano arch week 2019 - foto Gianluca Di Ioia

Milano Arch Week 2019: le nostre interviste

Eventi

Siamo andati all’evento milanese dedicato all’architettura promosso da Triennale, Politecnico e Comune di Milano.

Si è chiusa domenica la Milano Arch Week 2019, una settimana di incontri ed eventi dedicati al futuro dell’architettura e delle città, con protagonisti importanti architetti, urbanisti e, più in generale, attori e pensatori della trasformazione urbana e del cambiamento del territorio. Al centro vi era la città, sia quella di Milano attraversata da dibattiti ed esplorazioni, sia le metropoli planetarie che le aree urbane, protagoniste di molte iniziative, proposte e pratiche presentate al pubblico.

La manifestazione sviluppatisi negli spazi della Triennale, del Politecnico e della Fondazione Feltrinelli ha avuto un grande successo di pubblico, circa 30.000 presenze, soprattutto tra i giovani, testimonianza di una generazione – i Millennials – attiva e partecipe sui temi dell’ambiente, dell’innovazione e della sostenibilità.

Tra i “grandi”, molto interesse e partecipazione hanno avuto i due incontri fra il padrone di casa, Stefano Boeri, direttore artistico della Milano Arch Week, con due architetti di fama internazionale: Shigeru Ban e Rem Koolhaas.

Se con l’architetto giapponese al centro della riflessione vi era l’architettura contemporanea come disciplina in continua mutazione, con il fondatore dello studio OMA le questioni affrontate sono state la diseguaglianza e gli estremismi, tradotti a livello di dinamiche urbane alla scala europea. Koolhaas, nel suo intervento, ha parlato di due differenti culture, sistemi, presenti oggi: quello urbano e quello non urbano del “countryside”, affermando: 

Quello che mi affascina non è la ricerca di una definizione univoca, ma mi interessa guardare al countryside come quel qualcosa che non parla strettamente urbano. Quello che osserviamo oggi non è più una natura incontaminata, che esiste solo ormai nelle aree protette comprate dai filantropi, […] ma un panorama molto vario.

Riflessioni e parole che portano ad una nuova forma di “estremismo”, tecnologico e di ambizioni, e che saranno al centro della mostra Countryside: Future of the World che inaugurerà il 20 febbraio 2020 al Guggenheim, curata da Rem Koolhaas.



All’interno di queste giornate sulla città anche Isplora era presente con la sua redazione per raccogliere idee e tematiche, ma soprattutto per incontrare i protagonisti presenti.

L’architetto Stefano Boeri ci ha raccontato come le nostre città siano all'origine del cambiamento climatico, “noi produciamo con le città il 75% della CO2 che poi genera surriscaldamento globale e fenomeni di innalzamento mari di cui città costiere sono le prime vittime”. Le soluzioni proposte dall’architetto del Bosco Verticale risiedono sia nel comportamento di ognuno di noi sia negli interventi di forestazione, nell’adeguamento degli edifici esistenti e nella costruzione di nuovi, autosufficienti sul piano energetico.

Nell’epoca dell’Antropocene (tema dell'edizione 2019), Secondo Boeri architettura e urbanistica dovrebbero “accogliere la natura” al fine di affrontare le sfide poste dal cambiamento climatico, intervenendo sulle città esistenti:

Portando superfici vegetali in facciata, foreste come parchi orbitali attorno alle città, portando sui tetti delle case superfici vegetali o agricole, aumentando il numero degli alberi, come nel caso di Milano dove verranno piantati 3 milioni di nuovi alberi da qui al 2030. 

Verde e natura come strumenti per un’architettura “curativa”, come nel caso degli edifici coperti dalla vegetazione o delle prossime new towns verdi proposte dallo studio Boeri, e al tempo stesso come mezzo per far riflettere sulla contemporaneità.  È il caso del “bosco morto” – alberi provenienti dalla distruzione delle foreste Carniche del Friuli Venezia Giulia dello scorso autunno – utilizzato nel progetto della scenografia de le “Troiane” di Euripide al Teatro Greco di Siracusa per far riflettere sulle tragedie odierne della guerra.


L’architetto e urbanista Andrea Boschetti, fondatore dello studio Metrogramma ci ha raccontato il progetto Milano Future City, dove l’idea è quella di:

Rimettere in gioco 10 grandi aste stradali, che partono dal centro e raggiungono periferie, e riconfigurarle da un punto di vista della qualità urbana dello spazio: riducendo corsie di marcia e il traffico, […] mettendo in relazione il mondo della pianificazione lenta con quella veloce, riportando il verde, cambiando materiali superfici, costruendo shared square. 


Trasformazione che è oggetto dei progetti urbani per la Milano del futuro, un esempio è il progetto “Agenti Climatici”, un intervento per recuperare gli spazi ferroviari degli Scali Farini e San Cristoforo attraverso un bosco lineare che raffredda i venti caldi provenienti da sud-ovest, depurando l’aria, e un sistema di depurazione delle acque.

Il progetto, sviluppato a partire da un bando di FS Sistemi Urbani e Coima, è stato elaborato dal team di progetto composto da Oma e Laboratorio Permanente, in collaborazione con Philippe Rahm architects (architettura meteorologica), Vogt Landscape Architects (paesaggi), Ezio Micelli (politiche urbane), Net Engineering (trasporti) e Arcadis (ingegneria ambientale). Proprio con il CEO di Arcadis Italia, Massimiliano Pulice, abbiamo parlato di questo importante progetto e delle attività della società Arcadis leader mondiale nella consulenza ambientale, nelle infrastrutture e nel real estate.


In chiusura alla Arch Week non si può non riportare l’intervista all’architetto e docente Cherubino Gambardella, che ci illustra il suo modo di vedere il mondo e il progetto, dove la risposta all’Antropocene è la “bellezza democratica”, ovvero:

Accettare la possibilità di produrre una bellezza imperfetta e secondaria, costruita riscattando gli elementi comuni, […] comporre a partire da elementi comuni che costano poco e sono alla portata di tutti. 

In fondo, la “bellezza democratica” è un modo per affrontare il futuro, lavorando sulle “condizioni di margine”.


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