Il “superhospital” per l’aeroporto di Berlino - ISPLORA
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Il “superhospital” per l’aeroporto di Berlino

Innovazione

La proposta di Opposite Office per un ospedale temporaneo all’interno dell’aeroporto di Brandeburgo a Berlino, un edificio in cantiere dal 2006 e ancora inutilizzato. La carenza di posti letto in terapia intensiva, oltre che di unità ospedaliere adeguate ad una restrizione dei contagi entro i reparti, spinge ad interrogarsi su come rispondere allo stato emergenziale: la conversione di edifici vuoti è una strategia.

Lungo il percorso “Risposte concrete al Covid-19”, aperto nel primo articolo con il progetto open-source di Foster+Partners, Isplora torna alla scala dell’architettonico, passando attraverso il tema della riconversione di edifici attualmente vuoti, o non ancora funzionanti, in ospedali temporanei per la lotta al coronavirus



Nello specifico, la proposta di Opposite Office, studio tedesco con sede a Monaco, affronta il tema della funzionalizzazione temporanea di grandi edifici vuoti attraverso il caso dell’aeroporto di Brandeburgo, a Berlino. Una costruzione iniziata già nel 2006, oltre quattordici anni fa, quando la proposta programmatica prevedeva un unico nuovo polo sostitutivo dei due principali aeroporti della capitale tedesca. Proposta che, negli anni, ha subìto innumerevoli ritardi nella sua cantierizzazione e realizzazione, fino a traslarne l’inaugurazione prevista per Ottobre 2020 non più come nuovo aeroporto centrale, ma affiancato agli altri due già operativi. Oggetto di 220.000 mq, ancora oggi inutilzzato ed ampiamente discusso sul piano pubblico, è stato sin da subito identificato come strategico dallo studio Opposite Office fondato da Benedikt Hartl, il quale, in una lettera aperta al Ministro della Salute della Germania Jens Spahn, ne propone una temporanea conversione come ospedale per il ricovero di pazienti affetti da coronavirus.

L'ospedale per il coronavirus potrebbe essere aperto entro pochi giorni, prendiamo il pragmatismo della Cina come un modello di ruolo - Hartl 

Partendo dal modello di Wuhan per 1.000 pazienti, la proposta del “superhospital” è indagata nell’ottica di un successivo riutilizzo dell’impianto come da previsioni, non intacca la struttura esistente e si modella all’interno degli spazi di attesa dei gate attraverso la distribuzione di cabine modulari facilmente realizzabili, leggere e riproducibili. Il frame in acciaio, il tamponamento e la tenda danno forma alle singole unità, definendo uno spazio raccolto attorno alla privacy del paziente, spesso tralasciata nella progettazione “massiva” emergenziale. La distribuzione planimetrica è studiata in modo tale da impedire il diretto contatto tra le cabine, ritmicamente separate, ognuna adeguatamente attrezzata ad ospitare un paziente.


Considerato l’immobilismo del traffico aereo a scala globale, il tema della temporanea rifunzionalizzazione dello spazio aeroportuale si fa centrale per lo studio, in quanto la proposta potrebbe modularsi come un blueprint, un prototipo applicabile a diversi aeroporti configurandosi come un modello a scala internazionale. Un’isola, quella aeroportuale, che secondo lo studio può presentarsi come una strategia vantaggiosa per la cura del covid-19 in completo isolamento, evitando ogni genere di contatto sia tra pazienti infetti nelle diverse fasi del ricovero, che all’interno del personale sanitario nei reparti degli ospedali tradizionali. 





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