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Olimpiadi 2026: la sfida architettonica di Milano

Territorio

Le Olimpiadi 2026 si terranno a Milano, cosa cambierà per la città, in termini architettonici e di progettualità?

Lunedì 24 Giugno l’atteso verdetto: la proposta di Milano-Cortina vince su quella di Stoccolma-Åre, e così l’Italia ospiterà l’edizione delle Olimpiadi invernali 2026, vent’anni dopo l’edizione di Torino 2006 e ben settanta dopo i primi giochi Olimpici invernali Italiani di Cortina 1956Al di là dell’interesse mediatico e sportivo che un simile evento comporta, le Olimpiadi e le Paralimpiadi costituiscono una possibile occasione per il settore edile e in generale per il dibattito architettonico e urbano.



Come ormai noto, le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 si divideranno in realtà su Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige: le competizioni sportive saranno infatti tenute tra Milano e Cortina, ma anche in Valtellina e in Val di FiemmeLe cerimonie di apertura e chiusura celebreranno due luoghi storici dello sport e dello spettacolo Italiani, rispettivamente lo stadio di San Siro di Milano, al centro negli ultimi mesi del dibattito sul nuovo stadio di Inter e Milan, e l’Arena di Verona, traguardo finale dell’ultimo Giro D’Italia. A Cortina si terrà, invece, una cerimonia di apertura parallela. Mentre le Paralimpiadi, che si terranno nella prima metà di Marzo 2026 a conclusione delle gare Olimpiche, verranno inaugurate e concluse a Milano, tra il Pala Italia e Piazza Duomo

Milano, architettura e Giochi Olimpici

Le proposte avanzate da Palazzo Marino nel dossier Olimpico per la città di Milano individuano tre principali cluster di gara: il Pala Italia, L’Arena Hockey Milano e il Forum Mediolanum di Assago. Le altri sedi non destinate alle competizioni ubicate in città sono lo Stadio Giuseppe Meazza, il Villaggio Olimpico e il Media Center nel quartiere fieristico di Milano Rho Fiera.

Queste idee progettuali comprendono la riqualificazione di strutture esistenti o interessano zone che si trovano, tutt’ora, al centro del dibattito sulla futura trasformazione urbana verso la visione di Milano 2030Le proposte del dossier ben si sposano infatti con il programma del nuovo Piano di Governo del Territorio di Milano, essendo già parte integrante della strategia del Piano di Sviluppo Urbano, come nel caso degli scali ferroviari dismessi di Porta Romana o Rogoredo.



Per quanto riguarda la città di Milano, la proposta sembra incentrata sulla sostenibilità ambientale ed economica, questione delicata in questo tipo di operazioni. Solo due impianti necessitano di infrastrutture completamente nuove, il nuovo Villaggio Olimpico di Porta Romana e il nuovo Pala Italia Santa Giulia; negli altri casi si tratta invece di strutture esistenti che necessitano di ristrutturazioni, riqualificazioni o ampliamenti permanenti o temporanei. 

Lo scalo ferroviario di Porta Romana, situato nel settore urbano Sud e compreso tra via Ripamonti e Corso Lodi, si estende su una superficie di circa 187.300 m2 e andrà ad ospitare uno dei Villaggi Olimpici, mentre gli altri - temporanei - sorgeranno a Livigno e Cortina. La progettazione e la costruzione del Villaggio di Porta Romana, che conterà 1260 posti letto, con 70 camere singole e 630 doppie, sarà sotto la co-responsabilità di FS Sistemi Urbani.

Il completamento lavori e la consegna del Villaggio sono previsti per Giugno 2025, otto mesi prima dell’inizio dell’Olimpiade. L’intenzione di Palazzo Marino è, una volta concluse le competizioni, di trasformare il Villaggio Olimpico in altrettanti alloggi per studenti, una risorsa necessaria vista la continua richiesta.



Gli scali ferroviari (dei quali abbiamo parlato con Massimiliano Pulice, CEO di Arcadi Italia  in occasione dell’Arch Week) erano stati oggetto di un workshop, per il quale cinque team internazionali avevano proposto delle visioni per il sistema-scali, tra i quali spiccavano il Fiume Verde di Boeri e il catalizzatore di vita sostenibile proposto dagli olandesi di Mecanoo. Questa fase di sensibilizzazione e di speculazione nei confronti di questi possibili scenari urbani ha lasciato il posto ad una fase di progettazione più concreta: il masterplan vincitore per la rigenerazione di Scalo Farini e di San Cristoforo è stato individuato lo scorso Aprile e quello per Greco-Pirelli invece a fine Maggio. Il concorso per Porta Romana non è stato ancora messo a bando: arriverà entro l’estate, e per fine anno il Concept masterplan sarà messo a punto. 

Oltre al Villaggio Olimpico, l’altro progetto milanese è quello del Pala Italia, un’arena da 15.000 posti a sedere che ospiterà parte delle gare di hockey su ghiaccio situata nel quartiere di Rogoredo-Santa Giulia, a sud-est della città. Il progetto fa parte di un ampio piano di riqualificazione denominato Montecity-Rogoredo per il quale nel 2014 è stata depositata una nuova proposta progettuale in chiave altamente sostenibile. Per fine anno dovrebbe essere approvato il progetto operativo di bonifica, che dovrebbe partire per marzo del prossimo anno. 

La zona ha insito un grande potenziale, infatti oltre all’area interessata da questa visione del masterplan, la limitrofa area di Porto di Mare è individuata dal PGT come ambito per Grandi Funzioni Urbane. Nell’insieme, quindi, questo complesso potrebbe diventare un interessante polo sportivo strategicamente posizionato in una zona di elevata accessibilità. 

L’altra parte delle gare di hockey su ghiaccio saranno invece ospitate nello Stadio Hockey Milano, ex-Palasharp. In questo caso si tratta di uno degli interventi volti a riqualificare e potenziare l’esistente: il Palasharp di Lampugnano, costruito nel 1985 come struttura temporanea, è stato chiuso nel 2010 e da allora versa in stato di abbandono, in attesa di un intervento di riqualificazione. Questa è l’occasione per realizzare in un impianto di ricezione polifunzionale, una realtà che potrà ospitare fino a 7.000 spettatori. 

Come tempi, a Luglio verrà emessa la gara pubblica d’appalto, mentre a Giugno 2020 si avrà il progetto finale sviluppato e per Dicembre 2020 è previsto l’inizio dei lavori che dovrebbero concludersi nell’Ottobre 2021. 



Anche il Forum Mediolanum di Assago, principale impianto polifunzionale sportivo e di intrattenimento di Milano, subirà un intervento di restyling per essere conforme alle direttive del CIO, potenziando la capienza attuale di 12.000 posti al fine di ospitare le gare di pattinaggio di figura e short trackPer quanto riguarda il Media Center IBC/MPC avrà sede nel quartiere fieristico di Milano Rho-Fiera, mentre probabilmente anche la struttura polifunzionale Allianz Cloud (ex Pala Lido), da poco rinnovata, sarà interessata dagli eventi olimpici.

L’Olimpiade, ovviamente, non interesserà solo Milano. Un progetto con ricadute territoriali, soprattutto dal punto di vista infrastrutturale, delle connessioni fra la città e le zone di gara.

Sostenibilità

Il dossier Olimpico prevede costi per un miliardo e 300 milioni di euro, che in previsione dovrebbe rientrare attraverso il contributo del CIO e degli investimenti pubblici e privati.  A questo proposito, l’analisi costi/benefici redatta dalla Sapienza di Roma, dalla Bocconi di Milano e da Ca’ Foscari sembrano supportare il progetto di Milano-Cortina 2026

Permane comunque la preoccupazione del “e poi?”. Il rischio è quello di costruire cattedrali nel deserto. Ma se Il Villaggio Olimpico dello Scalo di Porta Romana diventerà uno studentato e i palazzetti resteranno alla città come pratiche strutture polifunzionali, per Cortina e il Veneto è già in cantiere un piano di sviluppo post-Olimpiade che punterà alla crescita turistica e all’installazione di un centro federale di allenamento permanente; mentre in Trentino le strutture sportive verranno utilizzate dall’Università di Trento. 

L’idea generale, che si evince dal dossier, è che i Giochi di Milano-Cortina 2026 possano essere “i giochi invernali più sostenibili e memorabili di sempre”. Un auspicio, che deve necessariamente tenere in conto delle questioni legate alla città e all’architettura: “Dreaming Together”.

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